In Italia, insegnanti e genitori sembrano vivere due realtà parallele. Mentre il 70% dei docenti dichiara che la motivazione degli studenti è in calo, il 70% dei genitori è convinto del contrario: figli e figlie sarebbero più motivati che mai. È il paradosso messo in luce dall’indagine di GoStudent sulla motivazione scolastica, che fotografa un sistema educativo attraversato da visioni opposte e aspettative divergenti.
Motivare gli studenti oggi significa fare i conti con un sistema sotto pressione: tra social media onnipresenti, ansia da prestazione e fiducia spesso sopravvalutata, le aule sono diventate il luogo in cui si misura il vero divario educativo.
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In Italia, il 70% degli insegnanti afferma che la motivazione è diminuita; al contrario, il 70% dei genitori ritiene che figlie e figli siano motivati o più motivati di prima.
A livello europeo, il 54% dei docenti osserva un calo della motivazione intrinseca; solo il 16% registra un aumento.
Sulla distrazione: il 72% degli insegnanti europei indica social e device come causa chiave; in Italia il dato sale al 90%.
Tra i genitori europei, la responsabilità dei social è molto meno condivisa: 30,74% denuncia distrazioni da tecnologia, 28,48% difficoltà di concentrazione, 27,94% distrazione dai social.
Segnali di stress a scuola: 52% dei docenti europei osserva ansia legata ai compiti; tra i segnali più comuni per i genitori ci sono irritabilità 40,56%, stanchezza 31,68%, sintomi fisici 23,14%.
Il 40% dei ragazzi sta tra 3 e 6 ore al giorno davanti agli schermi fuori scuola.
La fiducia nelle proprie capacità è alta per l’80% dei genitori; oltre 1 su 2 ritiene che il proprio figlio o la propria figlia sia sopra la media.
Le leve della fiducia secondo i genitori: voti 47,86%, ambiente dei pari 40,31%, insegnanti 36,43%.
La domanda che ci facciamo tutti è semplice: gli studenti sono motivati oppure no? I numeri dicono che dipende da chi risponde. Dal lato scuola, oltre la metà dei docenti europei parla di un calo motivazionale nel confronto con gli anni precedenti (54%), mentre solo il 16% ha visto un aumento. In Italia, il quadro è ancora più netto: il 70% degli insegnanti segnala un peggioramento della motivazione. Dalla parte delle famiglie, però, il sentiment è ribaltato: il 67% dei genitori europei sostiene che la motivazione dei figli sia cresciuta.
Queste percezioni divergenti non sono un dettaglio. In UK, ad esempio, il 30% degli insegnanti riporta un aumento della motivazione e il 50% la vede stabile, segno che i contesti nazionali contano. In Francia l’80% dei docenti vede un calo, mentre in Spagna e Germania la quota è 50%. Se a casa prevale fiducia e a scuola fatica, il rischio è parlare linguaggi diversi e non incontrarsi sulle soluzioni.
Un modo per capire quanto gli studenti siano davvero motivati è guardare al loro livello di fiducia nelle proprie capacità.
Ecco cosa raccontano i dati del report:
Secondo gli insegnanti europei:
Solo il 22% degli alunni mostra una forte sicurezza nelle proprie capacità scolastiche.
La maggior parte, circa il 54%, appare abbastanza sicura ma non del tutto convinta di potercela fare da sola.
In Italia, questa fascia “incerta” è ancora più ampia: 8 studenti su 10 rientrano in questa categoria.
In Spagna la percentuale scende al 60%, mentre nel Regno Unito si ribalta: lì, 7 studenti su 10 dimostrano una fiducia molto alta in sé stessi.
Secondo i genitori:
L’80% crede che il proprio figlio o la propria figlia sia sicuro delle proprie capacità scolastiche.
Più di 1 genitore su 2 è convinto che il rendimento del proprio figlio o figlia sia superiore alla media.
Cosa ci dicono questi dati:
A casa prevale una visione molto ottimista: i genitori vedono i figli come fiduciosi e motivati.
A scuola, invece, gli insegnanti notano più insicurezza e meno costanza nello studio.
Questa differenza di prospettiva spiega gran parte del problema: la motivazione percepita in famiglia non sempre coincide con quella che si manifesta davvero in classe.
Per gli insegnanti europei, la perdita di motivazione passa prima di tutto dallo schermo.
La tecnologia è vista come uno dei principali nemici dell’attenzione in classe:
Cosa dicono i docenti:
72% degli insegnanti europei indica social media e dispositivi digitali come le principali cause di distrazione.
In Italia e Spagna, la percentuale sale al 90%.
In Regno Unito, è 70%.
In Germania, 60%.
In Francia, 50%.
Cosa dicono le famiglie:
Solo il 30,7% dei genitori considera la tecnologia un vero problema.
Il 28,5% segnala difficoltà di concentrazione come ostacolo alla motivazione.
Il 27,9% cita direttamente i social media come fattore di distrazione.
In sintesi:
Gli insegnanti vedono la tecnologia come una delle principali minacce alla motivazione, mentre i genitori tendono a minimizzarne l’impatto o a vederlo come un problema secondario.
Anche i numeri sull’uso dei dispositivi parlano chiaro:
Tempo medio davanti agli schermi (fuori scuola):
40% dei ragazzi trascorre tra 3 e 6 ore al giorno su dispositivi digitali.
Il restante 60% alterna periodi più brevi o supera le 6 ore nei weekend.
Effetti sull’apprendimento:
Il 94% dei docenti nota differenze di rendimento e comportamento tra chi passa molto tempo davanti allo schermo e chi ne fa un uso limitato.
Il 72% giudica negativo l’impatto complessivo di social e schermi su concentrazione e risultati scolastici.
Tradotto in parole semplici:
Più tempo online = meno concentrazione in classe.
E, nel lungo periodo, più fatica a mantenere costanza e interesse nello studio.
La distrazione non è solo digitale: molti studenti e studentesse faticano a trovare un senso personale nelle materie scolastiche.
Secondo i docenti europei:
60% (Italia e Spagna) segnala scarso interesse per le materie come principale ostacolo alla motivazione.
60% dei docenti francesi individua invece problemi familiari o personali come causa di calo motivazionale.
A livello europeo, le cause più comuni sono:
Distrazione da social o device: 60%
Difficoltà di concentrazione: 50%
Scarso interesse per le materie: 38%
Pressione sociale o bullismo: 30%
Il quadro che emerge:
La motivazione non si “spegne” per un solo motivo. È il risultato di più fattori che agiscono insieme:
Contenuti scolastici percepiti come distanti o poco utili.
Sovraccarico di stimoli digitali.
Affaticamento mentale e scarsa concentrazione.
Stress sociale o familiare.
In altre parole: la perdita di motivazione nasce da un insieme di piccole distrazioni quotidiane che, sommate, rendono più difficile trovare piacere e senso nello studio.
La motivazione scolastica non cresce in un vuoto emotivo. È influenzata da fattori come l’ansia, la pressione dei risultati e il modo in cui studenti e studentesse vivono le aspettative intorno a sé. Quando queste pressioni aumentano, l’interesse e la costanza nello studio tendono a diminuire.
Secondo gli insegnanti:
Il 52% osserva segni evidenti di stress o ansia legati alla scuola.
In Spagna il dato raggiunge il 90%.
In Germania il 70% dei docenti nota sintomi ricorrenti.
Nel Regno Unito il 50% rileva stress da studio anche tra studenti apparentemente sicuri.
In Francia la maggior parte degli insegnanti dichiara di osservare questi segnali “spesso”.
Secondo i genitori:
Le famiglie riconoscono alcuni campanelli d’allarme, anche se con minore intensità:
Irritabilità o sbalzi d’umore: 40,56%
Stanchezza o affaticamento: 31,68%
Mal di testa o altri sintomi fisici: 23,14%
Questi numeri mostrano che la motivazione non dipende solo dalla “voglia di studiare”. È legata anche al benessere emotivo e alla gestione dello stress. Quando i risultati diventano l’unico metro di autostima, lo studio perde il suo significato di crescita e diventa una fonte di ansia.
Per molti studenti e studentesse, la fiducia in sé stessi è strettamente legata al rendimento scolastico. I voti, i giudizi e il confronto con i compagni finiscono per pesare più del percorso di apprendimento.
Fattori che, secondo i genitori, influenzano maggiormente la fiducia a scuola:
Voti e risultati scolastici: 47,86%
Ambiente dei pari (amicizie, clima di classe): 40,31%
Insegnanti: 36,43%
Questi elementi possono spingere a migliorarsi, ma anche trasformarsi in fonti di stress se non vengono bilanciati da obiettivi realistici e un dialogo costruttivo.
L’idea che la fiducia dipenda solo dal voto rischia di ridurre la motivazione a una corsa alla perfezione, con il risultato opposto: più fatica, più ansia, meno interesse.
Uno dei dati più interessanti dell'indagine riguarda la differenza di percezione tra casa e scuola.
I genitori vedono figli e figlie sicuri e determinati; gli insegnanti, invece, notano in molti casi insicurezza, fatica e disattenzione.
Le cause sono diverse:
A casa i ragazzi si sentono in un ambiente protetto, dove è più facile mostrarsi motivati.
In classe emergono le reali difficoltà di attenzione, gestione del tempo e confronto con gli altri.
I genitori osservano la volontà di riuscire, mentre gli insegnanti vedono la difficoltà nel mantenere l’impegno costante.
Questa differenza di prospettiva spiega parte del divario tra percezione e realtà. Per colmare la distanza serve un confronto più aperto tra scuola e famiglia, basato sull’ascolto reciproco e su obiettivi condivisi.
Riconoscere che entusiasmo e fatica possono convivere è il primo passo per costruire percorsi di supporto efficaci e duraturi.
Quando la lezione in classe non basta, il supporto individuale può fare la differenza. Le ripetizioni e l’aiuto di un tutor rappresentano una delle soluzioni più efficaci per riaccendere la motivazione.
Nell’indagine di GoStudent, il 56% dei genitori spagnoli dichiara che i propri figli hanno ricevuto ripetizioni o supporto extra al di fuori della scuola.
Nel caso italiano, emerge una percezione interessante: molte famiglie vedono nel tutor non solo un aiuto nello studio, ma anche un punto di riferimento emotivo.
Questo dato è significativo perché conferma che la motivazione non nasce solo dalle competenze, ma anche da un ambiente di apprendimento sereno, personalizzato e incoraggiante.
La personalizzazione è quindi la leva decisiva: costruire un piano di studio su misura, che tenga conto dei punti di forza e delle difficoltà specifiche di ogni studente o studentessa, permette di lavorare su tre aspetti chiave:
Metodo: organizzare lo studio in piccoli passi chiari riduce l’ansia e aiuta a mantenere la concentrazione.
Obiettivi realistici: fissare traguardi misurabili aumenta la fiducia nelle proprie capacità e rafforza la motivazione.
Feedback continuo: ricevere correzioni e incoraggiamenti regolari trasforma l’impegno in progressi concreti, visibili e gratificanti.
I risultati dell’indagine di GoStudent mostrano chiaramente dove si spegne la motivazione, e quindi dove serve agire.
Il 28,5% dei genitori segnala difficoltà di concentrazione nei figli.
Il 72% degli insegnanti indica social media e dispositivi digitali come le principali cause di distrazione.
In Italia, il 60% dei docenti evidenzia scarso interesse per le materie scolastiche come ostacolo alla motivazione.
In questo contesto, la personalizzazione interviene proprio nei punti critici:
collega lo studio agli interessi reali di studentesse e studenti;
aiuta a gestire il tempo in modo più efficace, limitando le distrazioni;
trasforma la lezione in un percorso concreto, con obiettivi raggiungibili e feedback costanti.
Il risultato è tangibile: l’apprendimento diventa più significativo e la fiducia cresce.
Non a caso, secondo i genitori europei, la fiducia scolastica dei figli dipende da tre fattori principali:
voti e risultati (47,9%),
ambiente dei pari (40,3%),
rapporto con gli insegnanti (36,4%).
La personalizzazione lavora proprio su tutti e tre: valorizza i risultati, migliora la relazione educativa e restituisce agli studenti la sensazione di poter davvero riuscire.
Quando la lezione è costruita su misura, la motivazione non va cercata: si riaccende da sola.
Per capire davvero cosa sta succedendo nelle scuole europee, vale la pena guardare ai dati più significativi dell’indagine GoStudent sulla motivazione e il benessere scolastico.
Le percentuali raccontano con precisione dove si trovano oggi gli studenti e le studentesse, e quanto sia ampio il divario tra percezioni familiari e realtà scolastica.
Gli insegnanti europei non sono ottimisti: la maggior parte registra un calo della motivazione rispetto agli anni precedenti. L’Italia e la Francia emergono come i Paesi più preoccupati.
|
Paese |
Percentuale di docenti che notano una motivazione più bassa |
|---|---|
|
Italia |
70% |
|
Francia |
80% |
|
Spagna |
50% |
|
Germania |
50% |
|
Regno Unito |
30% la considera più alta, 50% la ritiene stabile |
Questi dati mostrano che, nel complesso, più di un insegnante europeo su due percepisce una perdita di interesse e partecipazione negli studenti.
Tra le cause principali del calo motivazionale, la distrazione digitale domina in modo netto, seguita da difficoltà di attenzione e scarso interesse per le materie. In Italia, il problema appare ancora più accentuato.
|
Fattore individuato dai docenti europei |
Percentuale complessiva |
Picchi nazionali |
|---|---|---|
|
Distrazione da social media e dispositivi |
72% |
Italia e Spagna: 90% |
|
Difficoltà di concentrazione generale |
50% |
– |
|
Scarso interesse per le materie scolastiche |
38% |
Italia e Spagna: 60% |
|
Pressione sociale o episodi di bullismo |
30% |
– |
La conclusione è chiara: la motivazione scolastica si indebolisce quando lo studente è sovrastimolato fuori dall’aula e poco coinvolto dentro di essa.
L’indagine GoStudent mostra che il tempo trascorso davanti a uno schermo incide direttamente sulla qualità dell’attenzione e del rendimento.
|
Indicatore osservato |
Valore medio europeo |
|---|---|
|
Ragazzi che passano tra 3 e 6 ore al giorno online (fuori scuola) |
40% |
|
Docenti che notano differenze tra studenti con alto e basso tempo di schermo |
94% |
|
Docenti che valutano negativo l’impatto complessivo di social e schermi |
72% |
Il messaggio è inequivocabile: più tempo online significa meno concentrazione e maggiore difficoltà a mantenere l’impegno nello studio.
Anche le famiglie percepiscono un crescente disagio legato alla scuola, soprattutto sotto forma di stanchezza e irritabilità.
|
Segnale di stress osservato dai genitori |
Percentuale |
|---|---|
|
Irritabilità o sbalzi d’umore |
40,6% |
|
Stanchezza o fatica costante |
31,7% |
|
Mal di testa o altri sintomi fisici |
23,1% |
Questi sintomi si collegano direttamente al calo motivazionale: quando lo stress aumenta, la disponibilità a studiare e concentrarsi diminuisce.
Infine, l’indagine evidenzia cosa rafforza (o indebolisce) la fiducia dei ragazzi e delle ragazze in ambito scolastico.
|
Fattore che incide sulla fiducia scolastica |
Percentuale |
|---|---|
|
Voti e risultati |
47,9% |
|
Ambiente dei pari (amicizie e clima di classe) |
40,3% |
|
Rapporto con gli insegnanti |
36,4% |
La fiducia, quindi, nasce da una combinazione di riconoscimento dei risultati, relazioni positive e dialogo con i docenti.
Ma quando questi elementi mancano o diventano fonte di pressione, la motivazione tende a calare.
Guardando questi dati insieme, emerge un quadro sfaccettato:
la motivazione degli studenti è in diminuzione in gran parte d’Europa;
la tecnologia è un’arma a doppio taglio, che distrae ma può anche essere usata per imparare;
lo stress emotivo pesa più del rendimento;
la fiducia e il sostegno personalizzato restano le chiavi per riaccendere l’interesse e la partecipazione.
In sintesi, l’indagine di GoStudent conferma che motivare gli studenti oggi significa agire su più fronti contemporaneamente: ridurre la distrazione, migliorare il benessere e rendere l’apprendimento più vicino alla vita reale.
Motivare gli studenti non è uno slogan, ma un lavoro condiviso tra scuola e famiglia. L’indagine di GoStudent mostra due prospettive complementari: in casa domina la fiducia, in classe emerge la fatica. Colmare questa distanza è possibile, ma serve un patto educativo concreto.
Ridurre le distrazioni digitali, rendere le materie più coinvolgenti e gestire meglio lo stress sono i tre passi fondamentali. La personalizzazione, attraverso ripetizioni mirate e piani di studio su misura, diventa il ponte tra fiducia e concentrazione.
La motivazione non è un dono raro: è una competenza che si costruisce ogni giorno, con ascolto, metodo e obiettivi realistici.